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Certificati penali del casellario giudiziale: Circ. Min. Giustizia del 3.4.2014

Scritto da  Vincenzo Giarmoleo
Il Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Direzione Generale della Giustizia Penale, Ufficio III, ha diramato una circolare, reperibile sul sito internet del Ministero della Giustizia - https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_8_1.wp?previsiousPage=mg_16_1&contentId=SDC1000885 - avente ad oggetto l'articolo 2 D.Lgs. 39/2014, che impone un nuovo obbligo ai datori di lavoro, a partire dalla data della sua entrata in vigore, il 6 aprile 2014: per ogni operatore che essi intendano impiegare per svolgere attività professionali o volontarie organizzate che importino contatti diretti e regolari con minori, dovranno chiedere all'ufficio del casellario giudiziale un certificato penale, al fine di verificare l'eventuale esistenza di condanne per reati di prostituzione e pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, pornografia virtuale e adescamento di minori, ovvero l'irrogazione di sanzioni  interdittive all'esercizio di attivita' che comportino contatti diretti e regolari con minori. 
La circolare specifica che, in aderenza alle disposizioni di legge sulla privacy, l'ufficio del casellario centrale sta operando sul sistema informativo per fornire al datore di lavoro il certificato che contenga soltanto le eventuali iscrizioni di provvedimenti riferiti ai reati indicati dalla norma (articolo 25 bis DPR 14.11.2002 n. 313, Testo Unico sul casellario giudiziale) e che nelle more di tale adeguamento del sistema, gli uffici locali del casellario presso ogni Procura della Repubblica forniranno al datore di lavoro - che dimostri di aver acquisito il consenso dell'interessato - l'attuale certificato penale del casellario giudiziale ex articolo 25 TU, denominato "certificato penale del casellario giudiziale".
A tale scopo, la circolare allega un modello di richiesta del certificato unitamente al modello per l'acquisizione del consenso dell'interessato.
Ciò dovrebbe significare che, una volta adeguato il sistema informativo alla privacy, il consenso dell'interessato non sarà più necessario perché il certificato potrà (dovrà) essere richiesto direttamente dal datore di lavoro. Ma se, nelle more, l'interessato negasse il consenso, il datore di lavoro sarebbe liberato dall'obbligo suddetto?
Non è neppure del tutto chiaro se la norma in oggetto, alla luce della circolare, imponga l'obbligo per tutti i rapporti di lavoro oppure soltanto per quelli nuovi, costituiti dal 6 aprile 2014 in poi.
Se così fosse, come sembra a prima lettura, il datore di lavoro dovrebbe poter dimostrare quali siano i rapporti già attivi a quella data e ciò per le attività professionali non sarebbe difficile, valendo i contratti stipulati, ma per i volontari? 
Per le cooperative sociali, ex articolo 2 legge 381/91, dovrebbe valere l'iscrizione nel libro soci. 
Per le OdV, ai sensi dell'articolo 4 legge 266/91, potrebbero giovare allo scopo le polizze assicurative contro infortuni e malattie e per la responsabilità civile; così come per le associazioni di promozione sociale, ex articolo 30, 3° comma, legge 383/2000.
E ancora: dato che la validità del certificato in oggetto è di soli sei mesi, quid juris alla scadenza? occorrerà richiedere nuovi certificati (con crescita esponenziale dei costi per le aziende non profit)?
La circolare specifica che i costi sono quelli attualmente previsti dalla legge per il rilascio all'interessato, fatti salvi di casi di esenzione dal bollo ai sensi del DPR 642/72, tabella allegato B. 
Ciò vuol dire che saranno esenti dal bollo le Onlus e le organizzazioni di volontariato, ove siano datori di lavoro a richiedere il certificato, una volta adeguato il sistema informativo, e quindi non nella prima fase sopra descritta, nella quale sarà fornito il certificato penale ex art. 25 TU - vale a dire quello richiesto dall'interessato - e non il certificato di cui all'art. 25 bis, vale a dire quello richiesto dal datore di lavoro?
Infine, la circolare segnala per eventuali chiarimenti o informazioni l' help desk al numero 06.97996200.
Come si vede, i chiarimenti posti dalla circolare del Ministero della Giustizia non sono sufficienti e anzi sorgono ulteriori domande che dovranno ricevere pronta e urgente risposta da parte delle pubbliche amministrazioni, nei prossimi giorni.

Ultima modifica Mercoledì 16 Settembre 2015 15:12