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A che serve l'uomo

Scritto da  Vincenzo Giarmoleo

"Avvisiamo la gentile clientela che è in corso la sospensione della linea per Formia dovuta alla riattivazione …ci scusiamo per il disagio apportato a causa di un suicidio…avvisiamo la gentile clientela che è in corso la riattivazione della linea per Formia. Ci scusiamo per la sospensione causata da un suicidio”.

Lo speaker della stazione di Roma-Termini, esitando al momento di correggere l’errore verbale “sospensione / riattivazione”, errore che poi ripeterà regolarmente al terzo annuncio, mi fa immaginare (ma è solo una mia infondata supposizione) un fremito di umano imbarazzo che sfiora i suoi pensieri nel pronunciare quelle parole, i cui toni sono però altrettanto stereotipi e stridono con la tragedia che si cela dietro l’informazione.

Sarebbe stato meglio – penso immediatamente – evitare di informare i viaggiatori della causa del  “disagio”...

 

Tuttavia, se ciò è stato detto, penso ancora, e per come è stato detto, è evidente che per chi ha concepito l’annuncio, quel “disagio” fa parte della routine, non è altro che una prevedibile causa di ritardo o di sospensione d’una linea ferroviaria.

E quanti altri viaggiatori, continuo a immaginare, si saranno posti le mie domande? Oppure saranno passati oltre le parole dello speaker, che scivolano agevolmente dietro la mente di chi, di fretta o con calma, si trova per caso in quel luogo di arrivi e partenze, ritorni e attese; ed è dunque - per disposizione d’animo - poco predisposto all’approfondimento d’un annuncio che esula il personale interesse, limitato alla circostanza di un treno che parte o arriva, magari in ritardo

 

Ciò nonostante, neppure io sono particolarmente scandalizzato o afflitto e dalla circostanza del suicidio e dal linguaggio usato dallo speaker. Semplicemente, ci rifletto sopra. Era tutto prevedibile, no? Così come è prevedibile che domani, nelle pagine di cronaca locale di un quotidiano metropolitano, io e tanti altri leggeremo la notizia e riconosceremo il luogo, il tempo…la morte. 

 

Altro viene da pensare… che viviamo e lavoriamo ogni giorno per alimentare una civiltà in cui ha senso solo ciò che serve, che è agevole, che produce, che semplifica la vita..e lo stesso vale per gli individui. Non a caso, i nostri dialoghi, frequentemente, hanno ad oggetto lamentele sullo stato dei servizi pubblici, sull’inefficienza di un sistema, di un apparato, di una azienda, di una categoria di individui……. e infine, di una persona…; ma (paradossalmente) viene da chiedersi: “serve anche ciò che non serve?” ... e soprattutto: “è opportuno occuparsi di chi non serve?

 

In fondo, la politica, lo Stato, magari le organizzazioni cosiddette non profit, non dovrebbero occuparsi di questo? E occupandosene, finalmente si interesserebbero proficuamente (non uso questo avverbio a caso…) degli individui, nel senso più umano (dell’interesse) e dunque, totale...magari, se possibile, prima del prossimo suicidio.

Ultima modifica Mercoledì 16 Settembre 2015 16:41
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