Home > Blog > Habemus papam

Habemus papam

Scritto da  Vincenzo Giarmoleo
La recente visione di questo film mi ha indotto a riflettere sul tema dell'inadeguatezza. Non è di moda, l'inadeguatezza. Oggi, tutti possono far tutto, vogliono far tutto (in particolare, qualunque cosa conferisca fama e successo). Nessuno mette più in discussione la propria adeguatezza rispetto al ruolo che ricopre, sia sociale sia familiare.
Le recenti tragedie dell'abbandono in auto di infanti, con la conseguenza della morte, evidenziano e ci raccontano, al di là delle vicende e delle colpe o scriminanti individuali, l'assenza del presente. 
Di più: la totale e perdurante assenza di coscienza del proprio ruolo nella situazione concreta.
In queste dolorose vicende mancano due primi attori:il ruolo attivo della persona e il presente, nella sua concretezza. Manca la realtà. Più in generale, possiamo affermare che il nostro modus vivendi prescinde dalla concretezza, dal presente. Siamo tutti, più o meno, "in aspettativa". Se il genitore avesse vissuto pienamente il presente, la situazione concreta, la realtà del bambino, con lui, in auto, non sarebbe successo nulla. Sarebbe stata routine. Benedetta routine. Maledetta routine.
E allora, l'inadeguatezza ha a che fare con le aspettative umane, con il "che cosa ci aspettiamo da noi stessi". Il Papa/Michel Piccoli non si aspettava - da sé e dagli altri cardinali in conclave - la nomina alle più alte funzioni della Chiesa cattolica. Non si vede, non poteva vedersi, non potrà mai immaginarsi sul trono di Pietro. Forse - ci racconta Moretti - con l'esilarante richiamo al teatro di Cechov, non si vedeva neppure come cardinale, perchè da bambino sognava una carriera da attore di teatro. Una doppia inadeguatezza, la sua. Ha sognato un ruolo, una carriera, ma poi ha fatto altro.
Quanti di noi possono dire d'aver sognato, d'aver desiderato altro da ciò che la vita ci ha riservato? 
L'inadeguatezza riaffiora, subdolamente, attraverso questa domanda. La posta in gioco è la pienezza della vita, del presente-eterno, dell'essere sempre in sè. 
Perchè noi siamo, prima di ogni altra cosa, presente, concretezza, corporeità, fisicità (e poi anche: aspettative, illusioni, delusioni, occasioni e progetti, futuro). 
Forse, per poter vivere con pienezza, compiutamente, occorre sperimentare, almeno una volta, lo smarrimento dell'inadeguatezza. 
Per ripartire da ciò che non si è e che non si potrà essere.
Ultima modifica Mercoledì 16 Settembre 2015 16:32
comments powered by Disqus