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Pubblico e privato

Scritto da  Vincenzo Giarmoleo

Nel mondo industrializzato, tecnicizzato e globalizzato la sfera pubblica e la sfera privata sembrano allontanarsi sempre di più, seguendo percorsi divergenti.


La moderna tutela della privacy, già nota come tutela della riservatezza, deriva da un principio ormai consolidato: ciò che non appartiene alla sfera pubblica, o alla sfera delle relazioni tra aziende e istituzioni, ma che riguarda la vita dei singoli individui, non deve essere, di regola, oggetto di osservazione, di indagine, di scambio di informazioni, più in generale non deve esser oggetto di conoscenza da parte dei terzi.

Eppure, il concetto di privato (privatus=esentato) in origine esprime una limitazione. Ciò che è privato, è privo di qualcosa; invece, ciò che è pubblico, è buono perchè publicus (del popolo).

Ciò induce a riflettere sui nostri costumi e sull’idea che abbiamo dei  fatti di vita che accadono al di fuori delle mura domestiche, vale a dire oltre la cosiddetta sfera privata.

Mentre c’è un uomo, che opera nell’ambito della sfera delle relazioni strettamente inerenti alla persona (sfera sessuale, religiosa, familiare etc.), il quale desidera, chiede e ottiene tutela della propria riservatezza, c’è un altro uomo, immerso nel mercato, che lavora e produce, vende o scambia beni o servizi, che esprime un desiderio - opposto - di pubblicità; questo altro uomo, in effetti, opera in modo che le sue attività, con rilievo commerciale o di mercato, o comunque con rilievo pubblico, siano massimamente note ai terzi.

Questa discrasia o apparente schizofrenia ci apparenta con Giano (Ianus), ai più noto come dio pagano della pace e della guerra, e perciò sempre rappresentato come bifronte, in realtà antichissima divinità (Ianus pater, forse la principale del pantheon romano) che presiede ad ogni inizio e ad ogni fine, ai passaggi e alle soglie, sicché gennaio, mese che da Ianus prende il nome, è la porta dell’anno che arriva.

Come le porte del tempio di Giano restavano aperte in tempo di guerra e chiuse in tempo di pace, similmente le porte  della comunicazione umana sono chiuse quando ci troviamo entro le mura domestiche, ma subito si aprono appena ne usciamo.

I portinai (ianitores), che erano i custodi dell’entrata e della uscita della casa, possedevano chiavi e bastone; il loro sguardo era rivolto all’ingresso ed all’uscita, perciò in duplice direzione, come l’uomo contemporaneo.

Questa ambiguità che era di Giano è dunque, adesso, parte di noi, non possiamo e non dobbiamo negarla, né ostacolarne i flussi: è la natura umana.

Semmai, forse, sarà opportuno ripensare allo sguardo dei portinai-ianitores, scambiarci il punto di osservazione, spostare la soglia dell’attenzione, in modo tale da aprire le porte del nostro tempio ai terzi, lasciare che la nostra casa e la nostra vita diventino trasparenti, come già paradigmaticamente chiediamo e riceviamo dai numerosi reality show offerti dal mercato televisivo, ma senza la morbosità che in questi spettacoli si recita e si alimenta. Si tratta di noi, dell’uomo.

Al contempo, dovremmo chiedere e ottenere una comunicazione commerciale e pubblica - ci si riferisce anche agli operatori del “mercato politico” - più attenta alla sostanza e alla verità delle cose, meno abbondante e meno ridondante, più auto-censurata, parca, sintetica.

E’ vero che le richieste d’una tutela giuridica più penetrante sono la conseguenza della sempre più incalzante aggressione (perpetrata soprattutto dai media, dalla comunicazione commerciale delle grandi aziende e talvolta dalla pubblica amministrazione) ai nostri spazi di vita, ma non è affatto vero che il problema si possa risolvere solo legiferando. Anzi, il proliferare di leggi in materia rischia di confondere ancor più il cittadino, di rendere tutti più soggetti alla burocrazia che spesso produce soltanto documenti assolutori per i grandi operatori del mercato, invece che arginare il fenomeno della mercificazione dei dati personali e dei disturbi alla privacy.

E’ il cives, l’uomo contemporaneo, uomo che vive del mercato e nel mercato, ma signore della propria casa, che deve riprendere in mano le redini della propria vita, che deve chiedere primariamente a se stesso maggior attenzione e buonsenso, e dai terzi esigere una informazione corretta, semplice, diretta e soprattutto vera.

Egli infine, ponendosi dall’altro lato del guado, deve saper esporsi agli occhi e al giudizio altrui, proteggendo soltanto l’essenziale, il mistero profondo, ciò che resta dentro e che non sarà mai riproducibile, perché originale e finale: l’anima.

Ultima modifica Mercoledì 16 Settembre 2015 16:48
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