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Una penna di madreperla

Scritto da  Vincenzo Giarmoleo

Forse non è del tutto inconsueto svegliarsi con in mente un pensiero, un sogno: una penna di madreperla

Forse no, almeno per chi fa della ricerca del ritmo “vita – desiderio – sofferenza - sonno – impegno – creatività”, una ragione forte per continuare a credere nell’immortalità. Ma quando dentro di noi cresce e si insinua un sentimento ondivago di riscossa, rabbia, liberazione dal cordone ombelicale che ci lega alla quotidianità, diventa impellente il bisogno di infrangere, con tutto il nostro peso, lo specchio dell’avvenire. La necessità di buttarsi, abbandonarsi, immergersi nel liquido amniotico del futuro, senza remore e retaggi. Senza gravità.

Allora un nuovo (antico?) benessere si impossessa dell’anima, e accompagna il risveglio così come l’assopimento; e ogni atto diventa leggero, soave, ricco del fluido vitale che l’uomo (così raramente!) trasmette alle sue opere. Allora l’uomo ridiventa libero: libero da sé, libero dal suo stesso sentimento di libertà che paradossalmente lo rende schiavo dei suoi pensieri compulsivi e delle sue aspirazioni. Libero, di quella libertà che plasma l’universo, al quale invece ci piace, con il rigore scientifico dell’approccio galileiano, attribuire regole deterministiche, movimenti causalmente noti. Libero, della sostanza dell’imponderabile, della Fortuna, del Kaos, dell’Ignoto, della Provvidenza, o di qualunque altro nome che designi l’irriducibile concetto con cui l’uomo inventa (o è inventato da, il che non cambia la sostanza delle cose) Dio.

Ultima modifica Mercoledì 16 Settembre 2015 16:36
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