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Una tesi politica

Scritto da  Vincenzo Giarmoleo
Anche in Italia il narcisismo cinico diffuso, come un morbo, stordisce e disorienta gli individui, rendendoli schiavi di bisogni indotti, allontanandoli dal bene comune e dall’idem sentire che accomuna i cittadini che desiderano si realizzi la nazione italiana.

Perchè ciò avvenga democraticamente, occorre mettere mano alle seguenti riforme strutturali : riforma previdenziale, riforma fiscale, riforma del sistema scolastico e della sistema di formazione universitaria, politiche demografiche e politiche per la famiglia.

Queste riforme prioritarie devono avere come unico obiettivo la preparazione del futuro, devono attribuire ruoli, funzioni e responsabilità alle giovani generazioni, che sono - non “saranno” - la linfa vitale, il motore del cambiamento virtuoso, la vera risorsa dell’Italia.

L'assiologia di riferimento , il sistema filosofico - culturale che deve reggere queste politiche, i fari che orientano la nostra navigazione verso il futuro, sono le luci della nostra storia di popolo che ha offerto all'umanità eccellenze in tutti i campi del sapere, ma non nella storia recente di "mancata nazione", dall'Unità in avanti.
La nostra tradizione culturale è umanistica, la nostra peculiare propensione al localismo (l'italia dei comuni, non quella sprecona e artificiale delle province e delle regioni) può essere ben temperata da un equilibrato ordinamento federale. Ci servirà, in questo cammino, l'esperienza del pensiero cristiano, dai padri della Chiesa a Benedetto XVI, il cui richiamo a valori di laicità positiva è condivisibile ed essenziale per un corretto rapporto tra Chiesa , società civile e Stato italiano.
 
Rapporto che, del resto, è ben disciplinato dai Patti Lateranensi e dall’Accordo bilaterale del 1984 e su tale solco si può consolidare, senza paventare alcuna perdita di autonomia dell’Italia e della sua politica rispetto al Vaticano.
Soprattutto, occorre sapere che condizione di successo delle riforme e delle politiche prioritarie è la riconquista da parte dei singoli cittadini degli spazi attivi nella società e nelle comunità di riferimento. 
Occorre recuperare la partecipazione dei singoli - riuniti o meno in gruppi e movimenti spontanei, al di fuori delle logiche partitocratiche - alle scelte pubbliche e ad ogni decisione che incida sulla vita sociale.
In qualche caso, i cittadini dovranno diventare propulsori (non solo con lo strumento referendario) di tali scelte politiche. Essi dovranno comunque assumersi la responsabilità di non far venire mai meno il proprio apporto al miglioramento delle condizioni sociali ed economiche dell'Italia (ciascuno in relazione ai propri mezzi e alle proprie responsabilità, diversamente graduate), nè potranno più adagiarsi sul luogo comune del paese ingovernabile perché retto dalle caste.  

Noi siamo l’Italia e ne saremo sempre responsabili, nel bene e nel male. Le deleghe esistono, ma esistono anche i mandanti, i quali possono in qualunque momento revocare il mandato (non solo ai parlamentari : ciò vale per la classe dirigente, in generale, perchè è sempre espressione di una realtà storica, sociale e umana).
Sul piano delle scelte di politica estera e di politica energetica si gioca, poi, il futuro sviluppo dell’Italia: le politiche di questo tipo sono dirimenti perché condizionano l’efficacia - in termini di risorse procurate e spendibili - di ogni altra scelta di politica interna.
Lo sapevano bene i nostri migliori statisti (Enrico Mattei, Aldo Moro e Bettino Craxi), che hanno tragicamente pagato le conseguenze delle rispettive politiche estere, patriottiche perchè fatte nell'esclusivo interesse della nazione, con coraggio e lungimiranza.
Non vediamo all’orizzonte personalità politiche di tale livello, ma occorrerà trovarle, tra noi, e al più presto . 
Non è tuttavia sufficiente aderire in modo asettico a un'Europa popolare, liberale e democratica, manifestare un'impalpabile sintonia con i nostri alleati continentali e occidentali, oppure ancora dire che camminiamo nel solco dell’Europa dei Padri Fondatori, così diversa da quella odierna, la babele burocratica dei 27, che non sa o non vuole esprimersi con una sola voce. 
Bisogna decidere con nettezza che tipo di Europa vogliamo e quale Italia vogliamo in questa Europa e soprattutto nel Mediterraneo, che è, da sempre, topos geopolitico di naturale sbocco dei nostri affari e interessi. 
Quali alleanze strategiche dovremo stringere per garantirci approvvigionamenti energetici duraturi e sicuri? Che cosa dovrà fare l'Italia per evitare che i soliti paesi amici (Germania, Francia e Gran Bretagna, i cui interessi politici e commerciali sono spesso contrapposti ai nostri) ci impediscano (lo hanno sempre fatto in sordina, come dimostra il recente studio pubblicato su "Il Golpe Inglese" di Giovanni Fasanella) di svolgere il nostro ruolo nel mediterraneo e in Europa, ricattandoci con politiche monetarie per noi svantaggiose o inadeguate (Euro, si’, ma …  a tutti i costi?). 
Su tali decisivi punti, quindi, dovremo operare le scelte strategiche, forse dolorose, ma necessarie e urgenti.
Ultima modifica Mercoledì 16 Settembre 2015 16:13
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